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Nino D'Angelo e Miles Davis | Una storia vera


Nino D'Angelo e Miles Davis | Una storia vera


In macchina l’altra sera alla radio, in un programma sulla storia del jazz, hanno raccontato uno strano aneddoto che io avevo già sentito qualche anno fa in televisione. Un giorno imprecisato dell’altro millennio il grande trombettista Miles Davis arrivato a Palermo per un concerto sale sul taxi per essere accompagnato dall’aeroporto all’hotel in centro città.

Durante il tragitto il tassista sta ascoltando l’ultimo disco di Nino D’angelo, appena si accorge che il suo passeggero è una leggenda della musica contemporanea, con discrezione cerca di abbassare il volume della radio per non infastidire Miles con le canzonette pre neo meolidiche di Nino, quando con sua grande sorpresa con un urlo tra il disperato e l’inatteso una voce roca dal sedile posteriore gli ordina di alzare al massimo il volume e di correre il più velocemente possibile verso un negozio di dischi per comprare tutta la discografia di questo genio della musica, novello Mozart dalle armonie mediterranee. 

L’aneddoto è abbastanza divertente e inverosimile, pare comunque vero e anzi ogni volta viene arricchito di particolari che ne aumentano lo stupore e la meraviglia.

Il fatto che sia vero o finto non è però fondamentale, non lo è neanche la commistione di generi,  o l’incontro tra “l’alto” e “il basso” nell’arte, quanto  invece la trasversalità di un  personaggio, anzi forse sarebbe meglio dire, di un’icona quale è diventato Nino D’Angelo a incuriosirmi. Il giorno dopo la prima cosa che ho fatto è stata ascoltare su Deezer due playlist dal titolo emblematico: dal bee bop al free jazz e Nino: gli anni ’80.

Miles Davis

In quest’epoca di web marketing spinto a tutti i livelli mi sono chiesto come il “prodotto Nino D’angelo”, che diciamocelo è abbastanza di nicchia all’interno del mondo musicale, sia riuscito ad attraversare quasi indenne questi decenni e ad incontrare il gusto di uno strato abbastanza obliquo di persone.  Senza fare una disamina della canzone napoletana, di cui non sarei capace, vorrei soffermarmi brevemente su come un prodotto riesca a  vendersi e a riciclarsi oltrepassando  le mode del tempo.

Non c’è investimento che tenga, né geni del marketing se il prodotto che si vuole pubblicizzare è di basso livello ed a quanto pare, e,  a dispetto di ciò che si pensava negli anni 80 e 90, puntualmente poi ritrattato da critici radical chic, il prodotto Nino d’Angelo non era poi cosi scarso come si voleva far credere.

Nino D'Angelo

E facendomi un giro su Youtube ho cercato di capire  come Nino sia stato veicolato nel tempo. Come detto se il prodotto non vale è inutile promuoverlo prima o poi i nodi vengono al pettine. Ma in questo caso il problema non si pone così come non credo sia stata fatta all’inizio né un’indagine di mercato né quel tipo di promozione  che intendiamo oggi, per conoscere il cliente tipo dopo un’attenta analisi dei suoi bisogni. Ma in maniera naturale è stata individuata una nicchia e anche le necessità di chi la occupa .  Le  canzoni orecchiabili, il rimando alla tradizione, i testi semplici che raccontano di vere vite, l’aver dato voce ai sentimenti di chi non sapeva esprimerli.  

Altro aspetto fondamentale è l’Innovazione: dopo la sceneggiata napoletana interpretata da Merola, al cambiamento epocale che la società ha subito tra gli anni 70 e 80, è seguito un cambiamento anche nella musica che ha saputo interpretare i gusti del pubblico.

L’aspetto: un prodotto per essere venduto deve essere appetibile, bè da un punto di vista estetico col caschetto biondo e la faccia butterata Nino rappresentava la persona qualunque che ce la fa senza creare  una distanza tra pubblico e star.

Nino D'Angelo Oggi

Infine il marketing vero e proprio, quelli che oggi chiamiamo video virali all’epoca era semplice passaparola e  musicassette false che giravano di mano in mano, a tal proposito c’è un altro aneddoto molto divertente che riguarda il padre che produceva dischi falsi e li immetteva sul mercato prima che uscissero quelli originali.

Aggiornamento: per durare nel tempo un prodotto deve aggiornarsi di continuo e questo è quello che ha fatto Nino.

Infine, e qui non c’è studio di marketing che tenga, la creazione del mito che si alimenta nel tempo con biografie più o meno ufficiali, fanzine, decine di pagine facebook e anche con le fake new dei socialc he avvolgono una figura nel mistero , gira addirittura una voce che l’attuale Nino d’Angelo non sia quello vero.

Insomma quando un’azienda chiede di far pubblicità la prima domanda che dovrebbe farsi è quanto di buono c’è nel prodotto che vuole promuovere, quanta capacità ha di migliorarlo nel tempo e poi affidarsi ad un’agenzia che sappia veicolare il marchio in modo che sia sempre al passo con i tempi  e sappia intercettare i bisogni degli utenti .


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