Storia della SEO: dalla nascita di Google all’era dell’AI

Storia della SEO: dalla nascita di Google all’era dell’AI

Il modo in cui troviamo e consumiamo informazioni online è cambiato radicalmente negli ultimi 25 anni. E con lui, anche la Search Engine Optimization — la SEO — ha attraversato numerose fasi evolutive, influenzate da progressi tecnologici, aggiornamenti degli algoritmi e nuove abitudini digitali. 

In questa guida, ripercorriamo le tappe fondamentali della SEO, dal primo Google fino all’era dell’intelligenza artificiale. Non solo per guardare al passato, ma per capire dove stiamo andando

🔍 Fase 1 — L’era dei motori di ricerca primitivi (1994–1999) 

La SEO nasce quasi in parallelo al concetto stesso di “motore di ricerca”. 
All’inizio degli anni ‘90, i motori non erano “motori” nel senso moderno del termine: erano più che altro elenchi ordinati manualmente di siti web, simili a una directory. 

Tra i primi motori ricordiamo: 

  • WebCrawler (1994): il primo motore a indicizzare intere pagine, non solo i titoli 
  • Lycos e AltaVista (1995): che iniziarono a gestire milioni di documenti indicizzati 
  • Yahoo!: inizialmente era una directory compilata a mano, diventata poi un motore vero e proprio 
  • Excite, Infoseek, Ask Jeeves: motori minori ma innovativi per l’epoca 

🇮🇹 E in Italia? 

Nel nostro paese, uno dei protagonisti fu Virgilio, lanciato nel 1996 da Matrix (oggi parte di Italiaonline), considerato il primo portale italiano. 
Virgilio era sia directory che motore: offriva una selezione editoriale dei migliori siti divisi per categorie, ma anche un campo di ricerca — rappresentava una delle principali porte d’accesso al web per gli utenti italiani. 

💡 Il primo uso documentato del termine SEO 

Il termine Search Engine Optimization compare per la prima volta ufficialmente in un documento del 1997, in un white paper intitolato: 

Improving Web Site Visibility on Search Engines and Directories” 
di John Audette – fondatore della storica agenzia MMG (Multimedia Marketing Group), una delle prime realtà USA a occuparsi professionalmente di posizionamento sui motori. 

Il documento venne distribuito come risorsa formativa su diverse mailing list e forum specializzati (come I-Search Digest e WebmasterWorld) e segnò una svolta nella formalizzazione delle pratiche SEO. 
Fu uno dei primi testi a parlare in modo strutturato di: 

  • Ottimizzazione dei meta tag 
  • Struttura URL e titoli delle pagine 
  • Importanza dei contenuti testuali 
  • Classifiche nei motori di ricerca (allora ancora basate per lo più su keyword density) 

Da quel momento in poi, la SEO iniziò a essere vista non più come un trucco da “smanettoni”, ma come una disciplina professionale emergente

🚀 Fase 2 — L’ascesa di Google e del PageRank (1998–2003) 

Alla fine degli anni ’90, Internet era ancora un territorio in espansione caotica. I motori di ricerca esistenti — da Altavista a Yahoo! — cercavano di indicizzare e ordinare il web, ma avevano un problema fondamentale: non erano molto bravi a restituire risultati davvero rilevanti. 

Era facile “ingannare” questi motori inserendo parole chiave in eccesso o creando pagine piene di testo nascosto. Serviva un nuovo approccio. 

👨🎓 Chi ha inventato Google? 

Nel 1996, due studenti di dottorato della Stanford University — Larry Page e Sergey Brin — iniziarono a lavorare a un progetto chiamato BackRub, un motore di ricerca sperimentale basato sull’analisi dei collegamenti ipertestuali tra le pagine web. 

La loro intuizione fu semplice ma geniale: 
👉 “Se una pagina riceve tanti link da altre pagine, probabilmente è importante.” 

Da BackRub nacque Google, lanciato ufficialmente nel 1998

🧠 Perché si chiama Google? 

Il nome “Google” deriva da “Googol”, termine matematico che indica il numero 1 seguito da 100 zeri
È una metafora della missione dei fondatori: organizzare l’immensa quantità di informazioni disponibili sul web e renderle accessibili a tutti. 

Fun fact: il nome fu scelto quasi per errore — durante la registrazione del dominio, uno dei fondatori scrisse “google.com” invece di “googol.com”. Il resto è storia. 

📊 Come funzionava il PageRank 

L’innovazione chiave di Google era il suo algoritmo chiamato PageRank, sviluppato da Larry Page (da cui prende il nome, nonostante l’assonanza con “pagina”). 

A differenza degli altri motori che valutavano le pagine in base al contenuto testuale, il PageRank misurava il valore di una pagina in base ai link in entrata

📌 In pratica: 

  • Ogni link da una pagina A a una pagina B era visto come un voto di fiducia 
  • Più link riceveva una pagina, più era considerata autorevole 
  • Ma non tutti i link valevano allo stesso modo: un link da una pagina a sua volta molto “linkata” valeva di più 

Il risultato? Le pagine più linkate da fonti autorevoli salivano nei risultati — indipendentemente da quante volte ripetevano le parole chiave. 

🎯 Cosa cambiò per la SEO con Google: 

  • Le vecchie tecniche “black hat” (testo nascosto, keyword stuffing) cominciarono a perdere efficacia 
  • La link building divenne la nuova arma SEO 
  • Gli sviluppatori iniziarono a curare la struttura dei siti e dei contenuti con attenzione crescente 

Nel 2000, Google lanciò anche AdWords, la sua piattaforma pubblicitaria, dando il via alla monetizzazione massiva della visibilità online e alla nascita della SEO come settore professionale a tutti gli effetti. 

📚 Fase 3 — L’era del contenuto e delle regole (2004–2012) 

“Content is King”, Panda, Penguin e la rivoluzione delle regole 

✍️ Il contenuto come strategia: da slogan a verità 

La frase “Content is King” è spesso attribuita a Bill Gates, che la usò in un celebre saggio pubblicato sul sito Microsoft nel 1996. In quell’articolo, Gates prevedeva che chiunque avesse creato valore informativo online — articoli, audio, video, tutorial — avrebbe costruito un impero digitale. 
Era un’intuizione pionieristica, ma fu tra il 2004 e il 2012 che il web ne comprese davvero la potenza. 

Con la crescente saturazione di contenuti e la nascita del Web 2.0, Google iniziò a privilegiare nei risultati di ricerca le pagine che: 

  • offrivano contenuti originali, rilevanti e approfonditi 
  • davano valore reale all’utente 
  • venivano condivise, citate o linkate spontaneamente 

La SEO non è più solo tecnica: è anche strategia editoriale. 

Nacquero così: 

  • i blog aziendali 
  • le content strategy verticali 
  • l’idea che rispondere alle domande degli utenti fosse il modo migliore per ottenere visibilità 

Già dal 2009, Google iniziò a utilizzare i rich snippets per visualizzare recensioni, dati strutturati, immagini e altro nei risultati di ricerca, e nel 2011 e 2012, arrivarono due aggiornamenti epocali che rafforzarono questo paradigma: 

🐼 Google Panda (2011) 

  • Penalizzava i contenuti duplicati, generici o superficiali 
  • Premiava l’alta qualità: chiarezza, struttura, approfondimento 
  • Colpiva i “content farm” e i siti gonfiati di keyword 

🐧 Google Penguin (2012) 

  • Mirava a combattere il link building manipolativo 
  • Svalutava link da siti spam o network artificiali 
  • Incentivava una link earning naturale (link ottenuti per merito, non per scambio) 

Insieme, Panda e Penguin sancirono un nuovo standard: solo contenuti di qualità e link autentici garantivano una crescita duratura. 

💰 L’ombra (e la forza) di Google AdWords 

Parallelamente all’evoluzione della SEO, Google AdWords — lanciato nel 2000 — divenne un pilastro della strategia digitale globale. Nei primi anni, gli annunci a pagamento venivano mostrati sulla colonna destra della SERP (pagina dei risultati), chiaramente separati dai risultati organici, con uno sfondo colorato (prima giallo, poi verde chiaro) per indicare che si trattava di sponsorizzazioni. 

Tuttavia, nel tempo, Google iniziò a ridurre sempre più la distinzione visiva tra contenuti organici e a pagamento: 

  • Fino al 2016, gli annunci erano evidenziati da uno sfondo colorato o un’etichetta ben visibile 
  • Dal febbraio 2016, Google eliminò completamente gli annunci nella colonna destra su desktop e li spostò sopra i risultati organici, riservando loro le prime 3–4 posizioni 
  • Nello stesso periodo, le etichette pubblicitarie (“Ad” o “Ann.” in Italia) vennero ridisegnate per essere sempre più discrete, fino a diventare quasi indistinguibili dal resto dei link 

Questo cambio segnò un punto di svolta: 

🔹 La visibilità organica fu spinta verso il basso, soprattutto su mobile 
🔹 I click si spostarono ancora di più sugli annunci sponsorizzati 
🔹 Aumentò la competizione e il costo per clic (CPC) in settori chiave 

In questo contesto, SEO e Google Ads smettono di essere alternative e diventano complementari: 

  • La SEO per costruire autorevolezza, visibilità sostenibile e contenuti evergreen 
  • Le campagne PPC per presidiare le SERP su query strategiche e ottenere visibilità immediata 

Le aziende iniziarono anche a usare le dati raccolti dalle campagne Google Ads (CTR, conversioni, keyword ad alto potenziale) per ottimizzare contenuti SEO, creando un circolo virtuoso tra paid e organico. 

📱 Mobilegeddon: quando Google mise il mobile al centro della SEO 

Il termine “Mobilegeddon” è stato coniato dalla community SEO per descrivere il grande aggiornamento dell’algoritmo di Google rilasciato il 21 aprile 2015, che introdusse ufficialmente il mobile-friendliness come fattore di ranking nei risultati di ricerca da dispositivi mobili. 

Fino a quel momento, la maggior parte dei siti web era ancora pensata per desktop, spesso con versioni mobile mal progettate, lente o difficili da navigare. Ma nel 2015 il mondo era cambiato: il traffico da smartphone superava per la prima volta quello da desktop in molti Paesi, Italia compresa. Google reagì di conseguenza, dando la priorità all’esperienza utente mobile. 

Cosa cambiò concretamente con il Mobilegeddon? 

  • I siti non ottimizzati per mobile iniziarono a perdere posizioni nella SERP su ricerche fatte da dispositivi mobili 
  • Le pagine mobile-friendly, con design responsive, caricamento veloce e contenuti leggibili senza zoom, vennero premiate 
  • Google introdusse un’etichetta “Mobile-friendly” nei risultati di ricerca, per evidenziare i siti ottimizzati 

Sebbene l’impatto iniziale non fu apocalittico come alcuni temevano, il messaggio fu chiaro: la SEO non riguardava più solo il contenuto e i link, ma anche l’esperienza utente e le performance tecniche, soprattutto da mobile. 

Questo aggiornamento segnò: 

  • l’adozione di massa del responsive design 
  • la diffusione di strumenti come Google Mobile-Friendly Test e PageSpeed Insights 
  • l’inizio di una nuova fase: la SEO tecnica come leva strategica 

Negli anni successivi, l’approccio mobile-first si è rafforzato fino a culminare nel Mobile-First Indexing (completato tra il 2020 e il 2021), dove Google ha iniziato a usare esclusivamente la versione mobile di un sito per indicizzazione e ranking

Fase 4 — L’intelligenza artificiale entra in gioco (2015–2022) 

A partire dal 2015, Google ha iniziato a integrare in modo sistematico tecnologie di intelligenza artificiale e machine learning nel cuore del suo motore di ricerca, segnando una svolta nella storia della SEO. L’obiettivo non era più soltanto restituire risultati che corrispondessero a determinate parole chiave, ma capire davvero cosa intendeva l’utente, interpretando il contesto, il tono e la complessità delle query. 

🎯 Momenti chiave: 

  • 2015 – RankBrain: è il primo algoritmo di Google basato su machine learning. Il suo compito era interpretare parole e frasi mai viste prima, assegnando loro un significato probabile sulla base delle query passate. Fu la prima vera apertura a una SEO guidata dall’intento di ricerca, piuttosto che dalla mera corrispondenza di keyword. 
  • 2019 – BERT (Bidirectional Encoder Representations from Transformers): segna un passo avanti radicale. Grazie ai modelli linguistici basati su reti neurali, Google inizia a comprendere il contesto completo delle frasi, tenendo conto delle parole che precedono e seguono un termine ambiguo. Con BERT, query sfumate o grammaticalmente complesse vengono interpretate con maggiore precisione. 
  • 2021–2022 – MUM (Multitask Unified Model): MUM è oltre 1.000 volte più potente di BERT. Capace di gestire query multilingue, multimodali e multi-turno, analizza contemporaneamente testo, immagini e video. Non si limita a trovare risposte, ma è in grado di inferire conoscenza da fonti diverse e proporre connessioni più profonde e articolate. 

📌 Cambiamenti in parallelo nel comportamento degli utenti: 

  • L’uso della ricerca vocale cresce rapidamente, grazie a dispositivi come Google Assistant, Alexa e Siri: le persone iniziano a parlare ai motori di ricerca come a degli interlocutori reali. 
  • Le query diventano più conversazionali e meno “meccaniche”: l’utente chiede “Qual è il miglior CRM per un’azienda B2B nel 2025?” invece di “CRM B2B 2025”. 
  • Cambia il modo in cui Google valuta i contenuti: l’intento di ricerca diventa il nuovo parametro chiave. Capire cosa cerca davvero l’utente — informazione, transazione, confronto — è più importante della semplice presenza di parole chiave. 

Questa fase ha ridefinito le basi della SEO: per essere visibili, i contenuti devono rispondere con precisione, profondità e chiarezza all’intento dell’utente, parlando il suo linguaggio e anticipandone le esigenze. Non si tratta più solo di “essere trovati”, ma di meritare di essere scelti

⚠️ Fase 5 — Il presente: SEO e AI generativa (2023–oggi) 

A partire dal 2023, il mondo della SEO ha vissuto un’accelerazione mai vista prima, dovuta all’irruzione sulla scena di modelli di AI generativa come ChatGPT, Bard (ora Gemini) e Copilot. Questi strumenti non si limitano a cercare: generano risposte, anticipano le domande dell’utente e ridisegnano radicalmente l’esperienza di ricerca. 

Google ha reagito rapidamente, introducendo la Search Generative Experience (SGE): una nuova interfaccia sperimentale — basata su AI — che fornisce risposte sintetiche, conversazionali e interattive direttamente nella SERP, spesso prima ancora dei link organici. 

🔍 Cosa sta cambiando concretamente: 

  • I contenuti generati da AI (testi, immagini, video) stanno invadendo il web, generando saturazione e innalzando il livello competitivo. 
  • Gli utenti si aspettano risposte immediate, contestualizzate, e spesso non cliccano più: il traffico organico tende a ridursi. 
  • Le ricerche diventano più complesse, multifase e multimodali: gli utenti usano testo, immagini e voce in un’unica sessione di ricerca. 

🎯 Cosa significa per la SEO oggi: 

  • Serve contenuto autentico e utile, validato da esperienze reali, autorevolezza e originalità (EEAT: Experience, Expertise, Authoritativeness, Trust). 
  • La struttura del contenuto è più che mai strategica: heading chiari, linguaggio naturale, formati brevi ma esaustivi, dati strutturati. 
  • Cresce l’importanza dei Featured Snippet, People Also Ask, video embedded, ricerche per immagini e web semantico. 
  • L’ottimizzazione deve includere intelligenza conversazionale, pensando non solo a come si cerca su Google, ma anche su ChatGPT, You.com, Perplexity, ecc. 
  • Le entità, i dati strutturati e la chiarezza semantica sono essenziali: l’AI deve capire di cosa stai parlando, non solo che usi certe keyword. 

📌 Nuove sfide, nuovi strumenti: 

  • Le aziende devono imparare a dialogare con modelli linguistici, creando contenuti che possano essere citati, compresi e sintetizzati correttamente da strumenti AI. 
  • Cresce il valore di un ecosistema digitale integrato: sito web, CRM, blog, knowledge base, social, schema markup — tutto concorre alla visibilità. 
  • L’analisi delle performance deve evolvere: meno attenzione al semplice click-through, più focus su impressioni AI, presenza nei box interattivi e comportamento post-query. 

In questa fase, fare SEO non significa più solo “ottimizzare per Google”, ma ottimizzare per un panorama di AI interconnesse. La nuova domanda è: 
👉 “Il tuo contenuto è utile per una persona, ma anche per un modello linguistico?” 

🔮 Cosa ci aspetta? 

La SEO non è morta, ma non è nemmeno più “solo SEO”. 

È diventata parte di un ecosistema più ampio, che include: 

  • AI generativa e risposte conversazionali 
  • Personalizzazione spinta e comportamento utente 
  • Integrazione con il CRM, il marketing automation e la content strategy 

🎯 Le aziende B2B oggi devono pensare alla SEO come a un ponte tra contenuti di valore, dati strutturati e customer journey — e non solo come a una pratica tecnica. 

Il futuro della SEO si scrive ogni giorno 

In 25 anni, la SEO è passata dall’essere una pratica quasi “hackabile”, a un’attività sofisticata, strategica e integrata

Non si tratta più solo di “farsi trovare su Google”, ma di farsi trovare nel modo giusto, dalla persona giusta, nel momento giusto — e nel canale giusto (che sia una SERP, un assistente AI o una ricerca vocale). 

La domanda non è “fare SEO o no?”, ma come adattarla continuamente per restare visibili, rilevanti e competitivi. 

🧭 Il valore della credibilità in un mondo di “fake” 

Nell’epoca dell’AI generativa, in cui ogni giorno milioni di contenuti vengono prodotti da modelli linguistici con velocità e qualità sempre più sofisticate, per l’utente è diventato estremamente difficile distinguere ciò che è realmente affidabile da ciò che è frutto di una generazione automatica, potenzialmente viziata da errori, bias o manipolazioni

Le SERP e gli strumenti conversazionali possono restituire risposte fluide ma non sempre accurate, e spesso prive di fonti chiare o verificabili. In questo nuovo contesto, la credibilità non è più un vantaggio competitivo: è una necessità assoluta

Proprio per questo, la brand reputation assume un ruolo centrale nella SEO contemporanea. Google — e gli utenti — premiano contenuti che portano con sé segnali chiari di autenticità, competenza e autorevolezza. Non basta più “apparire” nelle ricerche: è fondamentale essere riconosciuti come fonte affidabile nel tempo. 

📌 Come si costruisce credibilità oggi? 

  • Con contenuti verificati, firmati, contestualizzati, arricchiti da esperienze reali
  • Con l’uso di citazioni, fonti attendibili, dati aggiornati e trasparenza autoriale
  • Con una presenza digitale coerente e curata: bio professionali, pagine chiave ottimizzate, recensioni vere, link building di qualità
  • Con una strategia editoriale che mira alla fiducia, non solo al posizionamento. 

In un mondo in cui chiunque può generare un articolo in pochi secondi, ciò che fa la differenza è la reputazione che ti precede e la coerenza con cui costruisci valore nel tempo. Non si tratta più solo di ottimizzare per gli algoritmi, ma di dimostrare alle persone (e alle AI) che possono fidarsi di te

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