I Guru del Web Marketing e il Rasoio di Occam
Continuano ad arrivarmi puntuali e inflessibili le newsletter di web marketing. Ogni tanto le apro, ogni tanto le cestino, ogni tanto le lascio marcire nella posta in arrivo. Prima mi capitava di leggerle più spesso, poi ad un certo punto, mi sono reso conto che sono più o meno tutte uguali, sia nell’impaginazione che nell’editing grafico e cosa più disarmante nei contenuti.
Questi guru del marketing, oltre ad essere preparatissimi nel loro lavoro sono quasi tutti anche filosofi, esperti di programmazione neuro linguistica nonché filantropi mossi dal desiderio di condividere le loro conoscenze per aiutare in modo disinteressato imprenditori, piccole aziende, partite iva individuali, ragazzi che vogliono diventare a loro volta esperti del settore a migliorare la loro condizione economica. Ed allora ecco che per un semplice like diffondono la loro sapienza con ebook dai titoli definitivi: “Come diventare fashion blogger di successo”, “Guadagnare con un blog”, “Strategie vincenti per l’adwords 2.0” ecc ecc.
Ma torniamo alle newsletter e ai loro titoli studiati ad arte per attirare l’attenzione. D’altronde lo scrivono in tutti i blog che la capacità di concentrarsi davanti ad un monitor è inferiore alla carta stampata e che in poche righe bisogna incuriosire l’interlocutore, quindi di per sé il titolo è fondamentale se si vuole che qualcuno legga le perle di saggezza appena elaborate, formattate e inviate con mailchimp (e si la scimmietta è la piattaforma più utilizzata per inviare gratuitamente il proprio sapere e comprimerlo in bit e byte, in modo che arrivi integro sulle nostre caselle di posta).
Il formato CAPITAL è d’obbligo, le maiuscole si stagliano imperiose, così come i punti esclamativi diventano un punto fermo per catturare lo sguardo quasi in un moto di stupore. Mai però scrivere nel titolo una frase compiuta con soggetto predicato e complemento come la vecchia scuola di una volta ci ha insegnato. La copula, nel senso di voce di un tempo semplice del verbo essere che unisce il soggetto con la parte nominale della frase, è fondamentale. E’ ARRIVATO oppure E’ IL MOMENTO DI DIRE BASTA sono solo alcuni esempi che vanno di pari passo con gli avverbi di tempo tipo ANCORA POCHI GIORNI o degli aggettivi qualificativi come NUOVA SUPER GUIDA o SOLO PER OGGI.
Bene, ritenendoci fortunati di essere tra i pochi che solo per quel giorno potranno abbeverarsi a questo sapere massonico finalmente apriamo la mail e dal CAPITAL si passa al grassetto il più delle volte seguito da un bel link, la famigerata “call to action” che fa tanto figo quando si pronuncia davanti ai clienti che esterrefatti spalancano gli occhi e la bocca. La call to action da manuale, come la psicologia della percezione ci insegna, deve essere di un colore caldo, passionale, che deve appunto invitarci all’azione, normalmente è rossa, ma alcuni più audaci la preferiscono fucsia (qui siamo nella sfera dei gusti personali e già i latini ci insegnavano che de gustibus non disputandum est). Breve digressione, i gusti personali, sono quasi aborriti dai manuali più seri del web marketing, bisogna seguire regole precise, se vogliamo raggiungere l’obiettivo non possiamo percorrere strade alternative, altrimenti le magiche formule matematiche perdono di efficacia.
Ma torniamo a noi, gli avverbi di tempo assumo una veste paternalistica quale “Oggi finalmente lancio un progetto” Oppure “Ieri pensavo a come condividere”, ci sentiamo coccolati, siamo parte di una grande famiglia dove il pater familias si cura di noi, ci tiene a farci sentire parte di una insieme privilegiato a cui rivelare il proprio sapere. Ma il sapere va conquistato, bisogna rispondere a domande precise come “Sai cosa ho scoperto?” “Sei pronto?” “Sai come abbiamo fatto?”
Ma chi risponde alla fine? E qui che si diventa leggermente autoreferenziali, le domande diventano retoriche e la risposta in 3 righe viene esplicitata come una vera e propria rivelazione che chiude il discorso con le percentuali che ti faccio risparmiare se solo oggi e solo per te ti avvali finalmente dei miei servizi. Il rimando alla landing page, normalmente un template in wordpress, che fa da eco alla già citata call to action, è d’obbligo. La conversione ormai diventa un gioco da ragazzi, il guru ha elargito senza strafare e noi siamo pronti, seguendo pedissequamente le nozioni impartite di cominciare a scrivere la nostra prima newsletter.
Oggi volevo parlare del Rasoio di Occam applicata al web marketing, ma mi sono lasciato prendere la mano da altro. Alla prossima.
Domande frequenti
FAQ
- Perché la semplicità è un vantaggio competitivo nel web marketing B2B?
- Il principio del Rasoio di Occam — preferire l'ipotesi più semplice tra quelle che spiegano i fatti — si applica al web marketing: le strategie più efficaci non sono le più complesse. Nel B2B industriale le aziende che crescono con il marketing digitale usano tipicamente 3-4 strumenti ben integrati, non 15 strumenti mal connessi. La complessità non è sinonimo di qualità.
- Come si distingue il marketing B2B che funziona da quello che sembra funzionare?
- Si distingue dai dati: non dai follower o dai like, ma da lead qualificati generati, tasso di conversione in clienti e contributo del marketing al fatturato. Molti 'esperti' di web marketing ottimizzano per metriche di vanità (traffico, impressioni, follower) che non correlano con i risultati commerciali. GlobalKult misura il marketing su metriche di business, non di visibilità.
- Quali sono i falsi miti del web marketing B2B che rallentano le aziende industriali?
- I miti più diffusi sono: 'il B2B non ha bisogno di marketing digitale' (sbagliato: il buyer B2B inizia il processo online), 'i social media non servono nel manifatturiero' (LinkedIn è il canale paid più efficiente per il B2B), e 'il SEO non funziona nel B2B tecnico' (funziona, specialmente per keyword a bassa competizione con alta intenzione commerciale). GlobalKult lavora per smontare questi miti con dati dei clienti reali.
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